Tra i templi dorici di Paestum si inserisce anche un segno della contemporaneità: il Cavallo di sabbia di Mimmo Paladino.
Se in altri grandi siti archeologici italiani – come Parco Archeologico di Pompei o Parco Archeologico della Valle dei Templi – il dialogo tra archeologia e arte contemporanea è stato affidato alle opere neoclassiche di Igor Mitoraj, a Paestum questo confronto avviene attraverso il linguaggio arcaico e simbolico di Paladino, che si fonde con le architetture doriche del VI e V secolo a.C.
Il Cavallo di sabbia, realizzato nel 1999, è il primo della celebre serie di cavalli dell’artista, definito dallo stesso Paladino, con ironia, il “padre della mandria”. L’opera fu concepita originariamente per il MMMAC – Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea, diretto da Nuvola Lista. Dopo essere stata esposta per alcuni anni nelle vicinanze dell’area archeologica di Paestum, la scultura fu trasferita a Fisciano, in provincia di Salerno, a seguito delle vicissitudini che interessarono il museo. Nel 2019 un accordo siglato tra il Parco Archeologico di Paestum e Velia, allora guidato dall’archeologo Gabriel Zuchtriegel, e il MMMAC ha permesso di riportare l’opera nel luogo per il quale era stata originariamente concepita.
La scultura, alta circa quattro metri, è realizzata con sabbia proveniente dalla spiaggia di Paestum, elemento che rafforza il legame materiale e simbolico con il territorio. Il cavallo indossa una maschera di ferro che rimanda alle tombe del periodo lucano ed è collocato su un piedistallo tra il Tempio di Nettuno e il Tempio di Hera, noto anche come Basilica. In questo contesto, l’opera introduce una dimensione quasi teatrale nello spazio monumentale dei templi, instaurando un dialogo visivo tra la forza evocativa della scultura contemporanea e la monumentalità dell’architettura antica. Con questa installazione, Paestum si conferma tra i siti archeologici italiani più attenti al dialogo tra archeologia e arte contemporanea, sperimentando nuovi modi di leggere e abitare il paesaggio antico.
I Parchi archeologici di Paestum e Velia sono un istituto del Ministero della Cultura dotato di autonomia speciale, iscritto dal 1998 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO.